13 Maggio 2020

DE.CO. VENETO

«Il bene identificato da una De.Co è un bene di un ben limitato territorio che nessuno potrà imitare; frutto della terra, frutto della tradizione, di una particolare abilità manuale non importa: è un bene definito, nel senso etimologico del termine, cioè con dei confini. Ciò che è dentro “è”, ciò che è fuori dai confini della De.Co. “non è”» di Nichi Stefi.
La Denominazione Comunale non è un marchio di qualità, ma la carta d’identità di un prodotto, un’attestazione che lega in maniera anagrafica un prodotto/produzione al luogo storico di origine.
In altri termini, è  un certificato notarile contrassegnato dal Sindaco, il primo cittadino, a seguito di una delibera comunale, che certifica, con pochi e semplici parametri, il luogo di “nascita” e di “crescita” di un prodotto e che ha un forte e significativo valore identitario per una Comunità.
Un orientamento consapevole che molti Comuni d’Italia hanno concepito come strumento di salvaguardia delle proprie produzioni e di sviluppo endogeno del proprio territorio ma al tempo stesso anche come mezzo per promuovere all’esterno le specificità culturali e storiche del proprio territorio.
Attraverso l’istituzione della De.Co., ogni Comune, con una procedura amministrativa semplice e lineare, può conseguire importanti obiettivi in ambito economico e sociale, ovvero:
rilanciare e valorizzare la produzione locale legata all’agroalimentare, all’enogastronomia, all’artigianato così come alla cultura popolare presente sul territorio;
promuovere il territorio attraverso le sue specificità produttive;
salvaguardare il patrimonio culturale e le tradizioni locali dai processi di globalizzazione uniformanti anche nel gusto e nell’alimentazione.
Aspetti importanti che collocano l’idea veronelliana delle De.Co. all’interno di un percorso culturale e di pensiero volto alla difesa delle peculiarità territoriali e delle biodiversità.

De.Co. e territorio

Le Denominazioni Comunali costituiscono, nella loro straordinaria semplicità, una vera rivoluzione culturale nell’ambito della salvaguardia delle identità territoriali legate alla tradizione agroalimentare, enogastronomica e artigianale di un luogo. Esse si configurano come lo strumento principe per avviare congiuntamente sia un intervento di tutela delle specificità locali, sia un’azione di sviluppo sostenibile del territorio, in cui gli elementi endogeni costituiscono la vera leva di crescita sociale ed economica.
Nella loro prima accezione le De.Co. si trovano a svolgere una funzione non solo di difesa, ma di vera e propria conservazione del prodotto locale dalle contaminazioni e dai processi globali di standardizzazione culturale, che minano in misura sempre maggiore i cosiddetti antichi sapori e saperi tipici di un territorio.
Se non interveniamo oggi, molto probabilmente non avremo, fra 10-15 anni, il nostro patrimonio di saperi, sapori e tradizioni da trasmettere ai nostri figli e ai nostri “viaggiatori” che arrivano sul nostro territorio per conoscerlo, viverlo ed ascoltarlo.
Pertanto, la certificazione De.Co. sulle produzioni locali consente di recuperare la memoria storica e le tradizioni di un luogo, come componenti determinanti del senso civico di appartenenza; di considerare la tradizione ed il lavoro alla base della qualità della vita; la conservazione eco-ambientale di un luogo come il mezzo necessario per la crescita dell’intero sistema socio-territoriale di riferimento.
Nella loro seconda valenza, invece, le Denominazioni Comunali diventano la leva su cui far ruotare l’intera economia locale. Basti pensare ai tanti “Piccoli Comuni” che trovano proprio nelle produzioni tipiche del territorio la vera “risorsa” su cui programmare il proprio sviluppo locale. Attraverso la loro valorizzazione formale e sostanziale s’inserisce un meccanismo di promozione all’esterno non soltanto del prodotto certificato come De.Co., ma dell’intero universo socio-culturale e storico del territorio d’origine.
La De.Co. è una realtà innovativa che restituisce agli abitanti le ricchezze del territorio e la loro tutela privilegia, chi il territorio lo vive: la Comunità.
La Comunità è chiamata a difendere e a riconoscere ciò che ne fa la storia e che nessuno potrà mai appiattire o imitare, realizzando in questo modo un livello di autocoscienza tale, riconosciuta dal Sindaco, che può dare adito allo sviluppo di un’economia, alla creazione di marchi o semplicemente a forme associative tra produttori.
Il vero “giacimento” del Paese è costituito dalla grandissima ricchezza di culture, di usi, di tradizioni che si possono incontrare negli oltre ottomila Comuni di ogni parte d’Italia. 
La continuità di questo progetto dipenderà molto dalla capacità di coinvolgere i cittadini, i produttori presenti sul territorio, le organizzazioni del settore, gli enti di promozione e tutti gli altri interlocutori utili e necessari. Ciò con l’obiettivo di recuperare l’identità di un territorio, rendendone il più possibile autentiche le peculiarità.

I vantaggi della De.Co.

La Denominazione Comunale è un efficace strumento di valorizzazione e sviluppo del territorio locale, che indubbiamente apporta tutta una serie di benefici per le aziende locali, i cittadini e l’intero territorio di riferimento:


VANTAGGI PER I CITTADINI:

• ritrovato prestigio e senso civico e sociale d’appartenenza
• uno strumento per riappropriarsi delle proprie tradizioni e costumi
• importante indotto negli altri comparti produttivi (turistico-culturale, artigianato, commercio)
• aumento del livello di benessere

VANTAGGI PER I PRODUTTORI:

• aumento delle capacità produttive ed economiche
• sviluppo di economie di scala e di specializzazione
• allargamento del mercato potenziale
• incentivi e agevolazioni pubbliche e private
• garanzie e certificazione dei prodotti e/o produzioni
• condizioni favorevoli di sopravvivenza

VANTAGGI PER IL TERRITORIO:

• opportunità legate ad uno sviluppo eco-sostenibile
• conservazione e valorizzazione dell’intero sistema territoriale
• maggiore efficienza ed efficacia del sistema di governance pubblica
• apertura e scambi con l’esterno, che aumentano il livello socio-culturale e produttivo della popolazione

L’ideatore delle De.Co.

L’appiattimento culturale, così come la sempre più insistente dipendenza umana da modalità di vita fast life, ha condotto Gino Veronelli ad inserire nel dibattito nazionale di fine secolo e millennio lo strumento delle De.Co.
per la tutela di quelli che lui amava definire “giacimenti gastronomici” d’Italia, facenti parte di un patrimonio storico e civile che affonda le sue radici nella stessa antichità umana.

Nel 1998, attraverso articoli ed editoriali pubblicati su quotidiani e riviste nazionali e la partecipazione in diversi convegni ed incontri organizzati in varie città italiane, Gino Veronelli lancia la proposta dell’istituzione della De.Co. quale mezzo di salvaguardia delle produzioni territoriali ma, soprattutto, come strumento concesso all’uomo per iniziare a «patteggiare con la terra».
Da tali premesse egli inizia la sua interlocuzione con amministratori, studiosi e imprenditori aprendo, al contempo, un lungo confronto con l’ANCI.

Ancora una volta punto di riferimento della sua attività è la sua stessa impostazione ideale, imbevuta di quella matrice ideologica che l’ha accompagnato per tutta la sua vita: la “filosofia della terra”. Una concezione integra e radicale che per decenni ha portato avanti con passione e impegno civile sulle pagine di “Ex Vinis/Veronelli EV”, “Il Corriere della Sera”, “Class” e “Carta/Cantieri sociali”, apparendo sempre autentico e immediato come lo spirito della sua “creatura”, la Denominazione Comunale.

Tuttavia, l’idea della certificazione De.Co. risale al suo primo libro I vini d’Italia, datato 1959, nel quale ancor giovane auspicava l’istituzione di una denominazione di origine per i vini gestita direttamente dai Comuni, in quanto soggetti direttamente preposti a controllare che il vino fosse realmente prodotto nel territorio indicato in etichetta.
All’epoca però tale iniziativa non ebbe seguito poiché era già in itinere la prima legislazione sulle denominazioni di origine, quella che quattro anni dopo regolamenterà in Italia la Denominazione di Origine Controllata (DOC).

Ma qualche decennio più tardi, nel pieno del fenomeno della globalizzazione, Veronelli rilancia con forza l’idea delle Denominazioni Comunali, dandole uno spirito ed una passione civile ben più vigorosa di quella precedente. Così alle soglie del nuovo millennio ridà attualità alla sua idea, innescando un dibattito fecondo tra scrittori, gastronomi e politici nazionali.

Egli è convinto che l’unica strada per la sopravvivenza dell’intera umanità e per le varie specie vegetali e animali sia quella di rifiutare un’alimentazione di tipo industriale proveniente da un sistema governato e controllato dalle multinazionali: un sistema per così dire interamente “globalizzato” che, supportato dai mass-media «fa consumare le stesse cose in ogni angolo del mondo, inventa prodotti alimentari con manipolazioni genetiche, insabbia i processi che gli sono mossi con la potenza del suo denaro». Poiché al contrario, «qualunque persona che rinunci ad una scelta ragionata, giorno via giorno, luogo via luogo, dei propri cibi e delle proprie bevande, condizionato da ciò che viene imposto dai mezzi di comunicazione di massa, rinuncia alla propria libertà».

Da queste spinte ideali si struttura il movimento delle De.Co., la cui linea di pensiero innesca un forte fermento ed una battaglia culturale che parte dalle comunità locali, spesso richiamate dallo stesso Veronelli in nome della difesa delle proprie tradizioni, dei propri saperi e della propria storia.
Egli osserva che «in tutta Italia e soprattutto al Sud ci troviamo di fronte alla possibilità di individuare prodotti locali privilegiati che, una volta conosciuti, porteranno alla creazione e alla conferma di medie e piccole imprese locali, con la necessaria assunzione di manodopera specializzata e non, attualmente disoccupata o impiegata nelle industrie del Nord».

L’applicazione delle Denominazioni Comunali avrà delle conseguenze reali in termini economici e sociali, ossia «si assisterà – in Italia – ad uno straordinario aumento dell’occupazione, nei luoghi di nascita e di residenza, e tutto quello che verrà proposto col marchio della denominazione dei luoghi, quanto meglio determinati, costituirà un vero e proprio baluardo – vincente – contro le proposte delle colossali industrie alimentari».
Questo nuovo percorso dovrà essere perciò intrapreso «non solo chez nous, bensì nel mondo intero e soprattutto nelle terre più difficili. L’uomo vive da sempre anche nelle zone estreme – tropici, ghiacciai polari – e continuerà a viverci, solo che gli s’insegnino tutti gli apporti concessi dalle tecniche e dalle comodità moderne.
Vedremo, con gioia moltiplicata dallo stupore, realizzarsi le possibilità di lavoro ed interrompersi la tragica necessità di sradicarsi dal proprio suolo e di emigrare».
Una concezione che va oltre l’intento locale e nazionale, la sua idea di “sensibilità planetaria” affiora sempre spingendo il suo pensiero e la sua intensità intellettuale verso una dimensione forse utopica ma fortemente radicata e ancorata ad una visione reale e oggettiva della realtà.