Pignoletto d’oro – Iscriz. Albo Regionale VI-007

“Il Pignoletto è citato in alcuni documenti del ‘700 E’ stato oggetto di scambi nel Vicentino fino alla fine dell”800, quando fu ibridato con il mais nostrano da Antonio Fioretti nel 1890 per dar luogo al mais Marano, il “maranello”.
Veniva coltivato nelle campagne umide a nord di Vicenza
”.

Il pignoletto è un mais qualitativamente eccezionale per struttura,
ha una sola spiga al massimo due spighe. A quel tempo questo era mais seminato dopo il primo raccolto di grano perché aveva un tempo di maturazione molto corto, venivano chiamati cinquantini, e utilizzato solo per consumo personale.
Con l’andar del tempo la quantità richiesta sempre maggiore, diete vita all’incrocio per rendere la pianta più resistente e forte, in quanto il pignoletto d’oro ha un gambo molto esile. Il pignoletto essendo così resistente non subisce nessun tipo di trattamento, può soffrire visto il clima umido di novembre di muffe. Infatti l’umidità è un danno perché si infiltra nel cartoccio del mais.
Il bussolà vicentino, per esempio, sarebbe nato proprio con il Pignoletto. Lo dimostrerebbero gli affreschi di villa Caldogno.
“Nelle tavole imbandite si nota il bussolà che pare sia stato realizzato con il pignoletto d’oro di Rettorgole, lo si capirebbe dal colore particolarmente giallo”.
Infatti la spiga si presenta allungata e piena, di colore arancio-dorato vivo traslucido con chicchi regolari e fitti di aspetto vetroso.